Idrogeno, Ossigeno e Zolfo ionizzati sono gli elementi che animano e colorano l’Universo, dando forma a nebulose invisibili al solo occhio umano. La fotografia astronomica ci mostra un cielo notturno non più come un manto scuro punteggiato da stelle; ma vivo, profondo, tridimensionale e colorato, tra gas, polveri e stelle in formazione o già estinte.
Dal 5 Settembre al 4 Ottobre 2026
Carlo Tarantini nutre una grande passione per la natura e per il cielo stellato, in particolar modo per ciò che è “invisibile agli occhi”. La sua passione per il cielo notturno affonda le radici nella sua infanzia, quando dalla casa in campagna, a Marina di Ginosa, poteva godere della visione della Via Lattea, accompagnata dalla luminosa danza delle lucciole. Negli anni mantenne vivo l’interesse per la volta celeste grazie ad un telescopio ricevuto come regalo di Cresima. Negli anni ha sviluppato un forte interesse per la fotografia paesaggistica, interessandosi nel 2016 alla fotografia in infrarosso, anticamera dell’astrofotografia, che gli permise di riprendere con maggior dettaglio la Via Lattea. Nel 2019 acquista il suo primo astroinseguitore corredato di un piccolo telescopio, con i quali inizia a scrutare l’infinita ricchezza del cielo notturno. Il grande passo verso l’astrofotografia avviene nell’estate del 2024, quando investe integralmente i suoi risparmi per una camera astronomica raffreddata a colori, un buon telescopio a media focale e una montatura astronomica, inizia così il suo viaggio nel cielo profondo. Nel 2025, come regalo di laurea, riceve un filtro solare in H-alfa e si avvicina così alla fotografia in alta risoluzione del Sole. Gli impegni lavorativi sempre crescenti riducono il tempo da dedicare alla fotografia astronomica, così agli inizi del 2026 delocalizza parte della sua strumentazione in Spagna, potendola controllare da remoto ed entra in una rete di condivisione di telescopi remoti localizzati in Italia, Spagna, USA, Cina, Australia, Cile e Namibia. Negli ultimi anni ha preso parte a piccoli eventi di divulgazione astronomica e in alcuni casi ne è stato anche inconsapevolmente fautore.
Gli spazi del MuPa ospitano un progetto che ridefinisce il nostro modo di guardare la volta celeste. Gli scatti in mostra portano alla luce nebulose invisibili all'occhio umano, polveri stellari e l'intensa e dinamica superficie del Sole, che si trasforma in una trama dall'espressività quasi pittorica. La mostra invita inoltre a riflettere sul fenomeno della 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑖𝑑𝑜𝑙𝑖𝑎, ovvero l'attitudine umana a riconoscere figure note nelle forme misteriose delle nebulose: un processo che unisce scienza e immaginazione, e che spinge l'osservatore a guardare dentro di sé mentre esplora il profondo cielo.